HANNO SCRITTO DI LUI

Massimiliano Serra è un moralista. Non vi fate ingannare dallo spregiudicato utilizzo di materiali e temi violenti, né tantomeno da atteggiamenti giovanilistici e/o superficiali. Non badate all'accostamento divertito della dentiera, usata e perciò vissuta, con l'ogiva di proiettile; non fruite come altarini tecnologici le piccole installazioni di questa mostra: non si tratta di mini-consolle-monumenti alla tecnomorte o al paesaggio post-operatorio. Non godete troppo in fretta il festaggiamento del caro estinto al laser, nel lavoro con la bara che si schiude, con sensualità fredda, a mostrare il suo grembo gravido di pallottole usate: guardare piuttosto le camere d'aria che sospingono verso la superficie una morte che ha già pagato di incoscienza tecnologica. Osservate nelle baccinelle di questa mostra i proiettili estratti che promettono il risanamento, ma sempre dopo aver scontato la pena. Infine sperate che i denti tartarosi, non senza sofferenza, serrino il veicolo letale sbarrandogli il cammino devastante.
C'è monito, pena per i compiacimenti, riscatto e ascesi alla fine del tunnel purgatoriale.
Pura estasi etica.
Maurizio Cannavacciuolo 1993


La proliferazione di prototipi e re-styling "per clonazione e partenogenesi" di armi d'offesa e cataloghi d'arsenale bellico e di fantascienza che perdonano agli oggetti la loro funzione. Un raptus classificatorio del sistema delle protesi.
Mauro Manara 1996



La proliferazione di prototipi e re-styling "per clonazione e partogenesi" di armi d'offesa e cataloghi d'arsenale bellico e di fantascienza che perdonano agli oggetti la loro funzione. Un raptus classificatirio del sistema delle protesi.
Mauro Manara 1996Il "raptus" classificatorio del sistema delle protesi" (M. Manara) di Massimiliano Serra, consegna una serie di armi reinventate "divenute decorative, conservate e custodite come relitti di una fantasia antica" (M.F. Sensi). Le pistole e le armi dalle forme oniriche, misteriose, che simulano il freddo e lucente metallo, che a prima vista ricordano gli strumenti chirurgici di un film di Cronenberg (Twins), conservano tuttavia un aspetto stranamente minaccioso: nonostante la loro funzione sia dichiaratamente ludica non possiamo fare a meno di immaginarle come eventuali protesi offensive in un film di fantasia, in un fumetto o in un delirio da acido lisergico.
Silvia Grandi 1996

Massimiliano Serra, grande homo faber, progetta con la computer grafica delle armi stravaganti e curiose, che speriamo non sparino mai. Prima dipingeva da certosino dei poligoni di tiro con tanto di target umano dipinto perché ha capito che in questo mondo prima è meglio colpire e poi magari discutere
Valerio Dehò 1996


Ironico e scanzonato, decisamente irriverente è l'atteggiamento di Massimiliano Serra che espone ossessionatamente un oggetto da sempre appartenuto e appartenente alla nostra società. Un'arma, una pistola, un revolver, può servire per aggredire, difendersi e attaccare, ma - suggerisce l'autore - può diventare al tempo stesso un gioco. Le sue pistole ( psicologicamente e facilmente falliche) non si trasformano in tensione erotica bensì in un gioco ludico e divertente capace di trasformare la temuta arma in un'innocua macchina tirabaci e tirastelline. Le pistole giocattolo sono la conclusione di un percorso, ora gioioso, di alcuni lavori mutati nel tempo e che nelle lezioni accademiche sono passati attraverso una lacerazione di precarietà. Oggi le sue preistoriche e contemporanee armi sono divenutedecorative, e conservate, custodite come rettili di una fantasia antica. Gli oggetti, realizzati in ceramica laccata sono sottoposti, prima di essere prodotti, ad una attente progettazione dell'occhio plurale del computer che li crea.
Francesca Maria Sensi 1996

 

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