LA MIA RICERCA ARTISTICA, TESTO AUTOCRITICO
La fotografia per mostrare particolari di statue ora ignorate, ora banalmente impressionate in foto-cartoline. L'uso del teleobiettivo per carpirne i dettagli, la scelta di una prospettiva ricercata per accentuarne le maestosità monumentali, l'esaltazione di posture con un grandangolo per magnificarne le forme. A guisa di catalogazione dell'opera altrui, impressa ed esaltata: arte scultorea per narrare un personaggio o un avvenimento, a sua volta ri-narrata attraverso l'impressione fotografica, quasi a voler ravvicinare l´"oggetto-scultura", penetrarlo e poi appiattirlo su di una stampa digitale di grande formato.


Le mie fotografie vogliono così mettere in galleria ciò che è riservato alle piazze, permettere di portare nelle case e negli spazi espositivi frammenti d'arte che popolano le città: sculture realizzate per narrare violenza o sofferenza, orgoglio o idillio, "trattenute" dalle mie gigantografie e annidate nelle viscere dei marmi e dei bronzi.

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Concorso fotografico: Primo classificato

GIOCHI DI FETI ALLO ZO' CAFFÈ
Massimiliano Serra, chiuso il ciclo dei ritratti statuari, si cimenta in una provocazione sociale: l'aborto.
La gente entra, si siede, beve una birra, sgranocchia un crostino. Ambiente grande, atmosfera tranquilla, musica poco invadente. Nessuna alluvione per i sensi: resta il tempo e lo spazio per guardarsi attorno, per strizzare gli occhi e cercare di capire che cosa siano quelle forme deformi deformate imprigionate tra i quattro lati colorati delle lavagnette infantili che punteggiano le pareti del Go! To Zo'. Qualcuno si avvicina e mette gli occhiali, qualcun altro gioca con la penna e la lavagnetta. L'adulto contemplativo e il bambino interattivo si incontrano di fronte alle opere di Massimiliano Serra, come si sono incontrati dentro quelle lavagnette atrocemente colorate: dei grandi resta il gesto, dei bambini resta quel che resta. Perché quelli sono i relitti dei raschiamenti, i morti degli aborti. Anche se qualcuno crede di intravederci delle ecografie e sorride. Meglio così, meglio di chi chiede: ma Serra è pro o contro l'aborto?
L'arte non è spiegazione, si sa. O si dovrebbe sapere. L'arte non ti dice quello che devi pensare ma ti fa entrare in una stanza e ti lascia uscire diverso da come ci sei entrato. Diverso perché hai pensato, hai raccolto un invito, hai osservato con un occhio nuovo. Cosa? La statua del parco dietro casa, quella che non hai mai guardato, quella che Serra ti esortava a scoprire nelle sue gigantografie, magari quell'ermo colle e quella siepe, oppure proprio quel feto martoriato. Spaventati pure, o tu che entri, arrabbiati, piangi, rifletti, mettiti e metti in discussione, ma non chiederti come Serra abbia scattato quelle foto e se ci abbia versato le sue lacrime. Quelli sono solo affari suoi.

Daniela Gallotti

 

 

 

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